Trattamenti alternativi per l’ipertrofia prostatica

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PROCEDURE ALTERNATIVE MINI-INVASIVE NEL TRATTAMENTO DELL’IPB
Sono alternative alla TURP per ridurne la morbidità ad essa associata ma attualmente in fase di abbandono, anche per l’avvento della moderna chirurgia laser per la prostata. Un importante limite delle procedure è data dall’impossibilità di eseguire esame istologico.

TUMT (Termoterapia trans-uretrale con microonde)
Utilizza microonde rilasciate nella prostata attraverso un’antenna posta su un catetere introdotto per via trans-uretrale. Le microonde aumentano la temperatura intra-prostatica che provoca un danno vascolare e conseguente morte del tessuto prostatico. La percentuale di ri-trattamento dopo TUMT è stata di gran lunga superiore rispetto alla TURP ma sono risultati inferiori i casi di TUR-Sindrome, alterazioni dell’eiaculazione, stenosi uretrale, disfunzione erettile e possibilità di trasfusione peri-operatoria. Frequentissime la ritenzione urinaria post-trattamento, causata dall’edema infiammatorio ma risolvibile tramite posizionamento di catetere vescicale fino alla risoluzione dell’infiammazione, e la disuria, talora persistente anche dopo rimozione del catetere vescicale.

TUNA (Ablazione trans-uretrale con aghi a radiofrequenza)
Per mezzo di un generatore esterno viene rilasciata energia a radiofrequenza a bassa estensione nel tessuto prostatico (adenomatoso), attraverso due elettrodi ad ago appositamente inseriti sotto controllo ottico per via transuretrale, provocando un aumento delle temperature tissutali sino a causare morte del tessuto prostatico. Gli effetti della TUNA sul flusso urinario dei pazienti sembrano peggiorare lievemente nel tempo. La riduzione dei sintomi urinari ed il flusso urinario sono maggiori dopo TURP. Come dopo TUMT, frequente la ritenzione urinaria post-trattamento, causata dall’edema infiammatorio ma risolvibile tramite posizionamento di catetere vescicale fino alla risoluzione dell’infiammazione. Tra le rare complicanze: lieve ematuria, deficit erettile (5,8% dei casi), alterazione dell’eiaculazione (5,6% dei casi)